DNA | Laboratorio Emmi a Taormina

  • Ogni individuo presenta nel proprio DNA uno specifico codice che definisce la sua impronta genetica. Questa caratteristica è alla base della metodologia utilizzata per determinare se due persone sono correlate geneticamente come, per esempio, padre e figlio perché i figli sono costituiti da metà patrimonio genetico (23 cromosomi) ricevuto dal padre biologico e da metà patrimonio genetico (23 cromosomi) ricevuto dalla madre biologica. Non a caso, l’analisi del DNA viene eseguita generalmente come test di paternità, cioè per riconoscere o disconoscere un figlio come proprio. In particolare esistono due tipi di analisi del DNA:

    Il test padre-bambino-madre, eseguito sul sangue di entrambi i genitori e su quello del bambino.
    Il test padre-bambino senza la madre, eseguito solo sul sangue del padre e su quello del bambino, ma non sul sangue della madre.

    In entrambi i casi si tratta di analisi di biologia molecolare.

    PERCHE' SI ESEGUE

    L’analisi del DNA viene utilizzata prevalentemente per svolgere il test di paternità. Il padre presunto, per essere considerato padre biologico, deve possedere metà del profilo genetico presente nel bambino. Per la sensibilità e specificità di questo esame, è un test riconosciuto e approvato sia dalla comunità scientifica, sia dal tribunale nella medicina forense. A volte, comunque, l’analisi del DNA può essere utilizzata anche per altri motivi come, per esempio, per verificare se un trapianto di midollo in una persona è avvenuto con successo.

    COME SI FA

    Il test di paternità può essere eseguito in due momenti, in fase prenatale e in fase postnatale.

    Test di paternità in gravidanza (prenatale).
    In questo caso si possono utilizzare cellule fetali ottenute con due distinte procedure: il prelievo di villi coriali (villocentesi) e il prelievo di cellule amniotiche amniocentesi). La villocentesi si effettua normalmente attorno alla 10-12^ settimana di gestazione e comporta un prelievo di cellule della placenta. Per eseguire il test sono anche necessari il prelievo di sangue della madre e del padre presunto. L’amniocentesi si effettua generalmente dalla 15 alla 17^ settimana di gestazione e comporta un prelievo di cellule fetali dal liquido amniotico. Per effettuare il test sono necessari anche il prelievo di sangue della madre e del padre presunto.

    Test di paternità dopo la nascita (postnatale).
    Il test di paternità dopo la nascita viene effettuato utilizzando un prelievo di sangue del figlio/a e messo a confronto con quello dei genitori (di entrambi o solo del presunto padre). Si tratta di un semplice prelievo di qualche goccia di sangue (così da permettere l’analisi anche sui neonati).

    In alternativa al sangue possono essere consegnati al laboratorio anche campioni di saliva prelevati con un tampone a forma di bastoncino che ha al termine un batuffolo di cotone o dei capelli (sono, però, un po’ meno sensibili e specifici rispetto all’analisi sul sangue).

    Per eseguire queste analisi non è necessaria alcuna preparazione, nè essere a digiuno.

    COSA SIGNIFICA

    L’analisi del DNA mette a confronto le sequenze di DNA del bambino con quella della madre e con quella del presunto padre. In particolare:

    Test di paternità padre-bambino con la madre: questa metodica consente di ottenere una risposta sicura sia nel caso di esclusione, sia nel caso di conferma di paternità e non occorrono altre indagini, la sicurezza del test sfiora il 99,9%.
    Test di paternità padre-bambino senza la madre: nel caso in cui non sia disponibile un campione della madre da poter analizzare, si può comunque riuscire ad avere precise relazioni di parentela con un altissima probabilità. Anche questo esame è riconosciuto dal tribunale nelle cause controverse. Con questa metodica vengono analizzati solo quei tratti che sono stati trasmessi geneticamente dal padre al figlio.